rosa maria ponte pittrice

Vai ai contenuti

Menu principale:

E la pittura oggi

Nella notte dei tempi fra lo splendore del mare e il verdeggiare dei boschi l’uomo fu danza e voce che canta l’epos degli antenati nel cerchio magico del fuoco, ma fu pure mano che dipinge le opere e i giorni della sua semplice esistenza nelle aspre e discontinue pareti della sua grotta abitazione. La geniale forma di espressione che lo distinse dagli altri mammiferi fu il segno graffito sulle pareti con una pietra o tracciato con i colori carpiti alle erbe, a riprodurre i compagni e se stesso, in mezzo agli animali feroci e domestici, nella distesa infinita della scena murale.
Poi nei secoli della sua evoluzione la pittura divenne arte (l’ars latina, la greca téchne), ed inventò per puro diletto e spirito mimetico le tecniche riproduttive della realtà che lo ammaliava e stupiva. Poi con l’affinarsi del gusto artistico l’arte divenne estetica, ricerca del bello, nella perfezione delle forme che superasse la bellezza ammirata nella natura. Dalla creazione più realistica del vero alla sublimazione e all’idealizzazione del reale fino alla stupita scenografia delle architetture pompeiane.
E poi l’esplosione del Rinascimento con la stilizzazione e l’idealizzazione del reale attraverso lo splendore delle forme e dei colori, che sottintendevano la simbologia dell’intelletto camuffata nei segni del reale. L’intelligenza si contorse su se stessa e la bellezza non bastò a colmare la sete di mistero, la volontà di stupire e sconvolgere e irruppe sulle tele il brutto, la malattia e la miseria, la morte e le tenebre, complici Caravaggio e il maledetto EL Greco.
Infine nei boulevard e nei weekend rurali la tela scompaginò i colori e la verità si sfaldò in simboli e astrazioni oniriche, fino a disintegrarsi nel nulla delle forme, nel bianco della tela vergine e muta.
A considerare le perfomance della cosiddetta arte contemporanea e degli infiniti post-post senza anima e senza mente viene da chiedersi cosa significhi oggi arte e nello specifico semantico cos’è la pittura. Nello stordimento delle aberrazioni maniacali che hanno assunto lo stupore barocco come strumento creativo e miscelato tutte le arti, pittura, scultura, musica, teatro, letteratura, in un rivoltante potpourri, è inverecondo o retrò chiedersi se esiste ancora la pitturaquella che i Greci indicavano con il verbo graphein, “scrivere”, se essa è ormai tutto e niente, semplice performance di gesti o di prodotti quotidiani che si contorce e annulla, pretesa di novità e velleità di scoperta.

Cosa presenta in questo pulsare impazzito di forme e di tentativi espressivi abortiti la pittura di Rosa Maria Ponte
È pura imitazione, la mimesi del reale che ha impressionato la tavolozza del suo animo, il paesaggio esotico, l’angolo selezionato e riposto dei suoi viaggi, l’emozione di Shahrazad o della donna di Isfahan, lo scatto del souk o l’incanto delle sere yemenite, i buddisti di Yangoon o il silenzio del burattino birmano, la vicina visione olandese o il lontano riemergere delle sere di Cuba o la realtà quotidiana del vissuto schizzato in colori che colpiscono allo stomaco, che abbagliano la vista Il cancello chiuso davanti al mistero, l’allegro linguaggio dei fiori Forse la realtà è pretesto alla ricreazione del sogno, uno scavo nell’intimo proiettato su un fiume di colori.
Quel che è certo, è il colore il protagonista della tela. È il colore che la riempie e inonda e sommerge nella varietà dei suoi toni, quasi sempre netti e sgargianti, senza chiaroscuri o mezzitermini. Il colore comunque, senza identificazioni o attributi, non macchia che si spande a macchia d’olio, ma pizzicato, formicolio di spilli di luce, nella fantasia delle scelte e delle improbabili alchimie.
Ai visitatori del sito le risposte sulle realizzazioni pittoriche e sulle impressioni interiori che hanno ricevuto da questa virtuale galleria. La disquisizione sulla pittura è sempre un vuoto attorcigliarsi di parole, è contorsione verbale, fumoso funambolismo, girandola verbale costruita per impressionare, spesso per orientare il visitatore nella lettura. Sono sempre, anche quando sono sinceri, giudizi e descrizioni di personali e intime commozioni, punti di vista, sommovimenti personali. Si può descrivere un quadro, verificarne il soggetto o la tecnica, iscriverlo in ipotetiche categorie pittoriche o stili, ma il pathos che suscita è esclusivamente soggettivo, puro e arcano moto personale.
                                                      Carmelo Fucarino  

Torna ai contenuti | Torna al menu